Unzione degli infermi

Ero giovane sacerdote, viceparroco e cappellano supplente (in caso di assenza del titolare) di un grande ospedale di Torino. Una notte (forse erano le tre), fui svegliato da una telefonata: “Signor cappellano – disse una voce maschile tra le lacrime – mio papà si è spento adesso! Avrei piacere che venisse a dargli l’estrema Unzione…”. Mi alzai un po’ indispettito per l’ora e per la richiesta, tuttavia presi la macchina e andai. Fu occasione bella per pregare insieme, per una benedizione, e ne tornai felice, ma l’unzione no, quella no!

(don Beppe)

Perché si chiama estrema Unzione solo (così insegnava il prof. Collo) perché è l’ultima tra le unzioni, ma non è solo per i moribondi o, peggio, non è assolutamente per i morti: i Sacramenti, la Chiesa ci insegna, sono per i vivi! Spesso, per non spaventare il malato, si aspetta che non sia più in grado di intendere e di volere, con il rischio, non solo di arrivare tardi, ma anche di privarlo di un prezioso sostegno nella malattia.

Meglio chiamarla allora “Unzione degli infermi”, perché le premesse al rituale di questo Sacramento dicono che può essere ricevuto proprio da tutti (ammalati gravi, persone che stanno per affrontare un’operazione chirurgica, anziani, bambini, …), purché in grado di poterla desiderare e vivere con coscienza (per chi non è più cosciente, basta l’abbia desiderata), di fronte ad un serio pericolo di vita.

Dicono testualmente le premesse al rituale:

L’uomo gravemente infermo ha infatti bisogno, nello stato di ansia e di pena in cui si trova, di una grazia speciale di Dio per non lasciarsi abbattere, con il pericolo che la tentazione faccia vacillare la sua fede.
Proprio per questo, Cristo ha voluto dare ai suoi fedeli malati la forza e il sostegno validissimo del sacramento dell’Unzione. […] Questo sacramento conferisce al malato la grazia dello Spirito Santo; tutto l’uomo ne riceve aiuto per la sua salvezza, si sente rinfrancato dalla fiducia in Dio e ottiene forze nuove contro le tentazioni del maligno e l’ansietà della morte; egli può così non solo sopportare validamente il male, ma combatterlo, e conseguire anche la salute, qualora ne derivasse un vantaggio per la sua salvezza spirituale; il sacramento dona inoltre, se necessario, il perdono dei peccati e porta a termine il cammino penitenziale del cristiano”.

 E il Catechismo della Chiesa Cattolica (n.1499 e seguenti), recita:

  • «Con la sacra Unzione degli infermi e la preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché alleggerisca le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spontaneamente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al bene del popolo di Dio».
  • L’Unzione degli infermi «non è il sacramento soltanto di coloro che sono in fin di vita. Perciò il tempo opportuno per riceverla si ha certamente già quando il fedele, per malattia o per vecchiaia, incomincia ad essere in pericolo di morte».
  • Se un malato che ha ricevuto l’Unzione riacquista la salute, può, in caso di un’altra grave malattia, ricevere nuovamente questo sacramento. Nel corso della stessa malattia il sacramento può essere ripetuto se si verifica un peggioramento. È opportuno ricevere l’Unzione degli infermi prima di un intervento chirurgico rischioso. Lo stesso vale per le persone anziane la cui debolezza si accentua.

Ci sentiamo dunque tutti chiamati, nella pastorale, a diffondere il più possibile il valore di questo Sacramento. Ecco dunque tre iniziative importanti: 

  1. Don Beppe, previa segnalazione telefonica, è disponibile a portare l’Unzione agli infermi presso il loro capezzale (0113171120)
  1. In prossimità dell’11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, nella nostra Comunità si svolge una significativa celebrazione in cui coloro che lo desiderano, per vecchiaia o malattia, possono ricevere l’Unzione degli infermi.
  1. la Diocesi di Torino, ha prodotto un cartoncino che può essere posizionato sul comodino o tenuto in auto, in cui si esprime con chiarezza la volontà da parte del soggetto, qualora non fosse più in grado di intendere e di volere, di ricevere i Sacramenti cristiani. Chi lo desidera, può stamparlo dal file riportato qui sotto, oppure richiederlo in parrocchia.