Ordine

L’Ordine, secondo quanto dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, è quel “sacramento grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi: è, dunque, il sacramento del ministero apostolico” (CCC 1536).
Esso comprende tre gradi: l’Episcopato (riguarda i vescovi), il presbiterato (riguarda i preti) e il diaconato (riguarda i diaconi).
Lungi dal voler fare una trattazione teologia dell’Ordine, ci basti avere le indicazioni che il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC ) e il Concilio Vaticano II, nella Costituzione Lumen Gentium (LG), ci danno:

  • Ordinazione episcolpale – pienezza del Sacramento dell’Ordine (CCC 1555 e seguenti)
    • Fra i vari ministeri che fin dai primi tempi si esercitano nella Chiesa, secondo la testimonianza della tradizione, tiene il primo posto l’ufficio di quelli che, costituiti nell’Episcopato, per successione che risale all’origine, possiedono i tralci del seme apostolico.
    • Per adempiere alla loro alta missione, «gli Apostoli sono stati arricchiti da Cristo con una speciale effusione dello Spirito Santo discendente su loro, ed essi stessi, con l’imposizione delle mani, hanno trasmesso questo dono dello Spirito ai loro collaboratori, dono che è stato trasmesso fino a noi nella consacrazione episcopale».
    • Il Concilio Vaticano II insegna che «con la consacrazione episcopale viene conferita la pienezza del sacramento dell’Ordine, quella cioè che dalla consuetudine liturgica della Chiesa e dalla voce dei santi Padri viene chiamata sommo sacerdozio, vertice [“summa”] del sacro ministero».
    • « La consacrazione episcopale conferisce pure, con l’ufficio di santificare, gli uffici di insegnare e di governare […]. Infatti […] con l’imposizione delle mani e con le parole della consacrazione la grazia dello Spirito Santo viene conferita e viene impresso un sacro carattere, in maniera che i Vescovi, in modo eminente e visibile, sostengano le parti dello stesso Cristo Maestro, Pastore e Pontefice, e agiscano in sua persona [“in Eius persona agant”]». «Perciò i Vescovi, per virtù dello Spirito Santo, che loro è stato dato, sono divenuti veri e autentici Maestri della fede, Pontefici e Pastori».
  • Ordinazione presbiterale – cooperatori dei Vescovi (CCC 1562 e seguenti)
    • «Cristo, consacrato e mandato nel mondo dal Padre, per mezzo dei suoi Apostoli ha reso partecipi della sua consacrazione e della sua missione i loro successori, cioè i Vescovi, i quali hanno legittimamente affidato, secondo diversi gradi, l’ufficio del loro ministero a vari soggetti nella Chiesa». «La [loro] funzione ministeriale fu trasmessa in grado subordinato ai presbiteri, affinché questi, costituiti nell’ordine del presbiterato, fossero cooperatori dell’ordine episcopale, per il retto assolvimento della missione apostolica affidata da Cristo».
    • «La funzione dei presbiteri, in quanto strettamente unita all’ordine episcopale, partecipa dell’autorità con la quale Cristo stesso fa crescere, santifica e governa il proprio corpo. Per questo motivo, il sacerdozio dei presbiteri, pur presupponendo i sacramenti dell’iniziazione cristiana, viene conferito da quel particolare sacramento per il quale i presbiteri, in virtù dell’unzione dello Spirito Santo, sono segnati da uno speciale carattere che li configura a Cristo Sacerdote, in modo da poter agire in nome e nella persona di Cristo Capo».
    • «I presbiteri, pur non possedendo il vertice del sacerdozio e dipendendo dai Vescovi nell’esercizio della loro potestà, sono tuttavia a loro uniti nell’onore sacerdotale e in virtù del sacramento dell’Ordine, a immagine di Cristo, Sommo ed eterno Sacerdote, sono consacrati per predicare il Vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento».
  • Ordinazione diaconale – “per il servizio” (CCC 1569 e seguenti)
    • «In un grado inferiore della gerarchia stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani “non per il sacerdozio, ma per il servizio”». Per l’ordinazione al diaconato soltanto il Vescovo impone le mani, significando così che il diacono è legato in modo speciale al Vescovo nei compiti della sua «diaconia».
    • I diaconi partecipano in una maniera particolare alla missione e alla grazia di Cristo. 193 Il sacramento dell’Ordine imprime in loro un sigillo («carattere») che nulla può cancellare e che li configura a Cristo, il quale si è fatto «diacono», cioè servo di tutti. Compete ai diaconi, tra l’altro, assistere il Vescovo e i presbiteri nella celebrazione dei divini misteri, soprattutto dell’Eucaristia, distribuirla, assistere e benedire il Matrimonio, proclamare il Vangelo e predicare, presiedere ai funerali e dedicarsi ai vari servizi della carità.
    • Dopo il Concilio Vaticano II la Chiesa latina ha ripristinato il diaconato «come un grado proprio e permanente della gerarchia», mentre le Chiese d’Oriente lo avevano sempre conservato. Il diaconato permanente, che può essere conferito a uomini sposati, costituisce un importante arricchimento per la missione della Chiesa. In realtà, è conveniente e utile che gli uomini che nella Chiesa adempiono un ministero veramente diaconale, sia nella vita liturgica e pastorale, sia nelle opere sociali e caritative «siano fortificati per mezzo dell’imposizione delle mani, trasmessa dal tempo degli Apostoli, e siano più strettamente uniti all’altare, per poter esplicare più fruttuosamente il loro ministero con l’aiuto della grazia sacramentale del diaconato».

Papa Francesco, parlando ai Sacerdoti, usa l’espressione, che vogliamo affidare anche a Vescovi e diaconi, di “Pastori con l’odore delle pecore…”:

“Il sacerdote celebra caricandosi sulle spalle il popolo a lui affidato e portando i suoi nomi incisi nel cuore. Quando ci rivestiamo con la nostra umile casula può farci bene sentire sopra le spalle e nel cuore il peso e il volto del nostro popolo fedele, dei nostri santi e dei nostri martiri, che in questo tempo sono tanti!”.

Omelia della Messa del Crisma
Basilica Vaticana, Giovedì Santo, 28 marzo 2013

Nella nostra Comunità hanno fatto servizio due seminaristi del Seminario Maggiore di Torino, don Alexandru Rachiteanu, oggi prete e viceparroco di alcune parrocchie di montagna, insieme con don Ilario Rolle, già parroco della nostra Parrocchia, e Stefano Cavallo, che invece, dopo aver raggiunto il baccelierato in teologia, ha scelto di seguire un’altra strada. Entrambi hanno potuto testimoniare, negli anni trascorsi con noi, l’entusiasmante cammino di formazione e di discernimento che li ha portati, l’uno come prete e l’altro come laico, a spiccare il volo nella vita.